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Crescere Tra i Cani

crescere tra i caniIn Piemonte seminario di crescita personale dal punto di vista dei cani, Lunedi 7 settembre 2015, dalle 19.00 alle 21.00, via lagoni 3, Dormelletto (casa Scout), Novara, info :butta.irene@gmail.com.

In anni recenti si sono sviluppati tutta una serie di approcci di coaching finalizzati allo sviluppo di competenze nell’umano, utilizzando il non-umano come strumento per sviluppare attraverso esso tecniche di leadership, comunicazione assertiva, controllo emotivo, capacità esecutive,  interazioni efficaci, orientamento ai risultati, comunicazione persuasiva, etc., del tipo: se riesci ad essere assertivo con un cane o con un cavallo, puoi esserlo anche con tuo marito, con i tuoi figli, con i tuoi dipendenti e con te stesso.

A parte la discutibile valenza etica di tali impostazioni anche dal punto di vista dell’animale umano, tutto questo ha avuto un impatto negativo sul non-umano, non solo attraverso informazioni etologiche distorte, non solo attraverso proiezioni gerarchiche, non solo attraverso l’applicazioni di esercizi d’addestramento, ma soprattutto attraverso la distorsione di un suo autentico contributo referenziale, che può essere espresso da un cane, da quel cane solo quando viene dato pieno spazio al suo mondo di percezione, emozione e cognizione.

Il modello di crescita personale tra i cani a cui riferisce questo seminario, fa invece riferimento a tutta una serie di elementi di cognizione, zooantropologia ed etica, che danno valore all’esperienza condivisa che sia priva di aspettative, priva di risultati attesi, priva di automatismi.

Il modello Learning Animals non sviluppa quindi competenze gerarchico-condizionanti, ma restituisce valore alla relazione, al contatto, alla cognizione, all’interno di dinamiche socio-affiliative autentiche.

Qui troverete tutte le informazioni di dettaglio nel PDF della Locandina di: Crescere-tra-i-cani

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AsinEssere, il benessere dal punto di vista dell’Asino

asinoCosa significa AsinEssere?

Per noi di Learning Animals, AsinEssere significa sottolineare tutti quegli aspetti non collegati ad un “benessere” dell’asino di stampo zootecnico-veterinario, ma in direzione di un’allargata ed effettiva qualità di vita, che venga percepita dalla soggettività dell’asino, di quell’asino.

Spesso infatti nel mondo dell’asino, ma anche di altri animali che vivono in stretta coesistenza con l’umano, si passa da una totale mancanza di cure ad un totale eccesso di cure.

Entrambi questi totali sono deleteri dal punto di vista di un asino: il primo spesso non tiene conto dei bisogni primari, anche a causa di tutta quella mitologia devastante racchiusa nel concetto di frugalità, del tipo ‘si accontenta di poco’, che diventa spesso una porta aperta verso l’abbandono; il secondo tiene troppo conto solo dei bisogni fisici e veterinari, dimenticandosi dei piaceri mentali, sociali, emozionali e fisici che gli asini desiderano vivere, mettendo questi animali in una quanto mai inappropriata catena di montaggio di risposta ai bisogni, appunto.

44392_donkey_ride_lgOltre a questo, spesso gli asini, insieme ai cavalli, subiscono modi di pensare tipici dell’industria equestre e non solo: vanno ferrati, vanno domati, vanno addestrati, vanno fatti muovere, vanno sellati, sono buoni per i bambini, sono buoni per gli anziani, sono buoni per la terapia, ecc.

DSCN1040Pochi si chiedono quanto senso abbia tutto questo per il mondo di percezione e cognizione di un asino, di quell’asino. Soprattutto pochi si chiedono come viene tutelata la qualità di percezione ed esperienza sociale (tra asini e nella interazione e relazione con l’umano),  ed in definitiva della vita di quell’asino coinvolto in tali attività al servizio dell’umano, che spesso richiama alla mente l’immagine di un triste mezzadro rurale del secolo scorso, non di un asino con i suoi bisogni e piaceri specie-specifici e individuali, con le sue proprie motivazioni intrinseche, con i suoi propri desideri e con la sua propria fierezza cognitiva.

DSC_0012Esiste un mondo da scoprire riguardante i tanti aspetti della vita di un asino, di quell’asino, nel garantire un’effettiva qualità di vita e di preservazione/recupero del loro proprio patrimonio cognitivo e socio-cognitivo, anche per una futura coesistenza etica con l’umano e tu ne puoi far parte. 

DSC_0043Il 2 Agosto 2015, Francesco De Giorgio sarà al Rifugio degli Asinelli, in Piemonte, con il workshop “I May Be A Donkey”, proprio per presentare un diverso punto di vista sull’argomento, quello dell’asino.

Consulenze nella relazione con il non-umano

Lukka and Leonie Le nostre consulenze possono essere un importante volano di cambiamento in senso migliorativo, nelle dimensioni di relazione con il non-umano che vive con te. Questo anche già al primo incontro, durante il quale si verifica una completa rivoluzione dell’approccio alla relazione e dove i termini della questione vengono visti in un’ottica nuova e inusuale, che parte prima di tutto da moderni presupposti etici e, in seconda battuta, da innovativi modelli di consulenza.

Jose Bionda BisbiniIl tutto visto in un affiancamento che si dipana comunque in un lungo percorso di consulenze periodiche, diluite e dilatate nel tempo, in quanto vanno destrutturati forti automatismi e condizionamenti e questo processo richiede tempo, mentre sia il non-umano che l’umano diventano, con il loro giusto tempo e spazio, veri titolari del processo consulenziale, agendo come protagonisti su esso.

Menti che pulsanoLe nostre consulenze sono momenti di grande fascino, per il non-umano e per l’umano e nello sviluppo della loro relazione, durante le quali viene riconosciuto il valore intrinseco di tutte le parti coinvolte nell’intero di quel sistema in cui quella relazione vive. Esse rappresentano spesso un tornare a casa, un tornare a se stessi, un tornare al centro della base sicura per poi espanderla progressivamente senza lasciarla, in un modo in cui il mondo diventi una grande base sicura.

Francesco and Eva horsesNoi non lavoriamo sul modificare il comportamento di un cane, di un cavallo, di un gatto, di un coniglio, ma modifichiamo il sistema-ragnatela in cui quel non-umano e quella relazione vivono. In questo modo il non-umano diventa titolare della sua propria elaborazione cognitiva del contesto, non solo ricevendo informazioni da esso, ma producendo informazione per esso ed in definitiva agendo sull’informazione, quale parte viva e attiva di quel sistema. Quindi con il non-umano che diventa agente di cambiamento e non mera comparsa.

IMG_8886Le nostre consulenze sono accessibili a tutti, ma non a tutti, nel senso che all’umano richiediamo un forte e sostanziale commitment etico, in quanto noi possiamo dare il nostro contributo effettivo solo nel momento in cui vengono condivisi valori etici di base, che pongono centrale il mondo di percezione del non-umano, evitando richieste, aspettative e risultati di natura antropocentrica.

11703297_1678019735747945_2682426927701092719_nPer le nostre consulenze ci muoviamo internazionalmente: Italia, Olanda, Inghilterra, Germania rappresentano le zone battute dalle nostre consulenze, ma anche OltreOceano e OltreMediterraneo abbiamo sviluppato concreti miglioramenti della qualità di vita e relazione, in particolare per molti cavalli e cani nella loro coesistenza con l’umano.

Se hai il desiderio di accedere ad una nostra consulenza, scrivici una mail motivazionale a info@learning-animals.org. Periodicamente organizziamo giri consulenziali in diverse regioni italiane e la consulenza che ci chiedi potrebbe rientrare in uno di questi giri, combinata con altre consulenze, seminari e giornate di formazione.

In alcuni casi si riescono ad organizzare veri e propri gruppi di acquisto di consulenze Learning Animals, in modo da ammortizzarne i costi.

“Pensavo che dovessi aiutare i miei cavalli a ricostruire un buon rapporto con la capezza e con la longhina per poi rendermi conto che il problema con questi due ‘attrezzi’ ce l’avevo per prima io. Mi sono resa conto, con sorpresa, di averli vissuti male e che prima di farli diventare per loro qualcos’altro, anche io li dovrò trasformare per me in qualcos’altro o magari mi farò aiutare da Minion e Landixi che li vedo molto più esperti di me nelle dinamiche di relazione.” – Silvia Mucci, da una consulenza seguita dal dr.Francesco De Giorgio

Foto delle consulenze by José De Giorgio, Luigia Carloni, Alessia Fossi e Mauro Moretti.

Cantastorie per Animali | Silvano, il cane che vuole essere un licaone.

licaoneSilvano è una cane che sin da piccolo ha sognato di essere un licaone, uno di quei canidi selvatici che pattugliano le savane africane con i loro gruppi famigliari. Silvano non ha mai smesso di credere in questo suo sogno, scegliendo di vivere ai margini dell’interazione con gli umani, con quelle loro forzature addestrocentriche e manie urbanocentriche.

Vita difficile voler essere un licaone, quando la società umana in cui vivi ti dice continuamente che devi integrarti, diventare un bravo cane dai comportamenti educati, destro nell’essere al servizio dell’umano. Ma Silvano ha sempre saputo fare una sana resistenza partigiana a questo regime totalitario di appiattimento esistenziale.

Ed un giorno accadde che, in una calda giornata di Luglio, in un canile-rifugio, Silvano incontrò uno strano umano che gli riconobbe il suo valore intrinseco di licaone, oltre alla sua fierezza cognitivo-licaonica, che gli umani fino ad allora leggevano cinofilicamente come evitamento.

“Strano davvero quest’umano”, pensò Silvano, “un po’ boscimano, un po’ licaone, un po’ samurai, tante immagini, tante stranezze, tante cose interessanti e che danno voce al mio licaone interiore”. Silvano con la sua licaonità che danza tra tempo, spazio e ritmo, intrigato dalla soggettività di quello strano umano che gli altri umani chiamavano Francesco, ed in lingua swahili Simba Mweupe.

Sciabole, lunghi guinzagli, pettorine, sciarpe, tutte sparse intorno, tutto parte di una grande ragnatela, di cui anche Silvano diventava parte, facendone vibrare egli stesso i fili. E poi Francesco, poi Silvano, poi gli altri cani, gli altri licaoni, gli altri umani, tutti osservatori e partecipi di quella insolita esperienza selvaggia.

Silvano e Francesco che iniziano la loro caccia neolitica, la loro ricerca di tracce tra il sole cocente della savana e l’ombra del bush africano. Sciabole aprono punti di luce e punti d’ombra, nasi che annusano passaggi, spine che diventano facilitatrici di esperienze. Ed in quella danza tribale Silvano riduce le distanze con Francesco, lasciando scorrere libera la sua curiosità e complicità verso l’umano, verso quell’umano non-umano, così zoomimetico, tantrico e tribale.

E danzando l’uno alla luce dell’altro, le opinioni emotive diventano domande cognitive in chi osserva. Domande al mondo, al contesto, osservando l’interazione tra un licaone ed un boscimano, tra Silvano e Simba Mweupe.

Questa storia vissuta e raccontata durante la giornata di formazione “Il Canile Cognitivo” al rifugio-canile Paquito in Piemonte, ci dice che i cani, come gli umani, hanno voglia di appartenere ad un sogno epico, qualcosa che possa dare un significato diverso all’esistere.

Silvano ha vissuto il suo sogno, ha danzato il suo sogno, ha goduto del suo sogno, diventando pieno titolare dei suoi sogni, del suo apprendimento, del suo fare domande al mondo, anche nella coesistenza con l’umano.

Qualità di vita e di esperienza per un cane, significa soprattutto questo.

Il Canile Cognitivo

Domenica prossima, 19 Luglio 2015, Francesco De Giorgio condurrà lo speciale workshop “Il Canile Cognitivo”, presso il Canile Rifugio Paquito a Fontaneto d’Agogna (Novara).

Un importante momento di comprensione nel preservare e recuperare le abilità socio-cognitive del cane, di quel cane, sia come miglioramento di qualità di vita per gli ospiti che restano nel rifugio, sia come facilitazione di qualità nei processi adozione e di formazione di gruppi sociali stabili.

Francesco introdurrà quindi anche l’importanza dei gruppi sociali stabili all’interno di un canile, del facilitare le loro esperienze socio-cognitive, evitando forme di addestramento, di socializzazione e di comunicazione di matrice cinofila, per lasciare spazio alle comprensione delle loro proprie dinamiche di apprendimento, comunicazione e relazione individuale e sociale, viste dalla prospettiva del cane, di quel cane, anche nei momenti di interazione e relazione con l’umano.

In particolare domenica Francesco dedicherà le sue energie, nel facilitare esperienze di qualità per gli ospiti anziani della struttura, per dare giusta enfasi al loro contributo referenziale cognitivo, dentro e fuori il rifugio.

I partecipanti umani, verranno coinvolti in osservazioni oggettive del comportamento del cane, anche nell’interazione con l’umano, evitando valutazioni, proiezioni ed etichette cinofile.

Nella foto Sandrona con Francesca Paleari​, volontaria presso il canile rifugio Paquito. Francesca ha seguito con Learning Animals, sia il percorso di studio Learning Dog nel 2014, sia Learning Horse nel 2015.

Francesca Sandrona

Il Cappellaio Matto | Resoconto di una consulenza con Francesco De Giorgio

Resoconto di una consulenza con Francesco De Giorgio, nell’ambito della relazione con i cavalli, scritto da Silvia Mucci con fotoracconto di Mauro Moretti.

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IMG_8886Vorrei tanto saper inventare una parola che sappia descrivere e racchiudere in sè quello che ho vissuto così da renderlo comunicabile ma poi mi rendo conto che la vita non si può costringere dentro ad un contenitore perchè, per quanto grande esso possa essere, ne straborderà via sempre qualche goccia.

IMG_8766Io che parlo continuamente senza mettere pause e interrompendo quelle degli altri sono sorpresa nel constatare che in questo momento rimarrei volentieri in silenzio. Se chiudo gli occhi vedo Paquira, la femmina grigia, il suo sguardo attento e curioso che si sposta seguendo la tua mano che passa la brusca su parte del suo recinto. E in quel preciso istante io che guardo la scena penso che tu, Francesco De Giorgio, sia davvero matto.

IMG_8768Mi rendo conto che il mio sguardo è molto focalizzato su obbiettivi da raggiungere per poi farne trofei da mettere sulla mensola di casa e questo mio atteggiamento mentale ed emotivo sento che mi priva di tutta quella vita che potrei vivere e che, in questo modo, mi nego. Paquira sembra lasciarsi sorprendere, non sembra avere un tracciato in testa di come le cose debbano andare ma sembra vivere ogni momento istante per istante.

IMG_8748Come mi hai detto Paquira è la parte di una ragnatela più vasta che comprende tutti i cavalli degli altri recinti e il suo stato interno può parlarti dello stato interno dei miei cavalli. La delicatezza che hai cercato nel contatto con Paquira sembra si sia trasformata in rispetto nel contatto con Minion e Landixi, rispetto che ti guidava forse nel cercare il contatto che poteva far più piacere a loro. Ho pensato in quel momento a quanto ormai siamo diventati violenti o, come hai detto tu, invasivi e di quanto io lo sia nel rapporto con gli altri umani e non umani. Mi rendo conto che le volte in cui ho paura paradossalmente sembro essere più rispettosa perchè più attenta allo stato interno dell’altro, certo non in vista di una relazione ma come forma di difesa.

IMG_8821Quando ho iniziato a camminare insieme a te mi sentivo parecchio ridicola e tentavo di forzarmi quasi meccanicamente a fare cose come toccare il tronco di un albero che in realtà erano semplici ma che ogni volta dovevano essere approvate dal mio ‘giudice interno’. Da questo stato mi sono liberata quando ho toccato con la mano il telone del fieno e tu subito dopo l’hai toccato con me. Mi ha colpita tanto perchè non pensavo che le mie azioni avessero un effetto negativo o positivo sull’altro. Pensavo che se ci fossero o non ci fossero non cambiasse niente. E lì ho sentito proprio la relazione, è come se avessi visto te e fossi riuscita a vedermi anche io per la prima volta.

IMG_8873Quando siamo usciti fuori verso il paddock di Minion e Landixi e, a causa di quella discussione avuta con la proprietaria del posto, mi sono messa a piangere, mi sono liberata, è come se mi fossi tolta qualcosa del passato che mi appesantiva e che non mi permetteva di vivere pienamente quell’esperienza.

Libro comprendere il cavallo cognitivoQuest’inverno mentre leggevo “Comprendere il Cavallo”, c’è stato un momento del libro in cui ho realizzato per un attimo di che cosa stavo privando i miei cavalli e di che cosa avevo privato Ercovit, il mio primo cavallo che purtroppo non c’è più. Mi sono guardata le mani e mi sembrava che fossero sporche di sangue perchè ci sono tanti modi per uccidere e io l’ho fatto.

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Poi siamo saliti sulle balle di fieno e io quel momento non lo scorderò mai. Non solo perché avevo sempre desiderato farlo ma perchè mi ha portato a vedere le cose dall’alto e a sentire che ogni cosa da lì in poi sarebbe potuta essere diversa. Nello scendere ho sentito il bisogno di prendere con me un pezzo di fieno, come se mi portassi via un pezzo di quello stare in alto che mi sarebbe stato utile nei momenti in cui avrei pensato che la bellezza non esisteva. E poi da là sopra vedere Minion e Landixi da un’altra prospettiva e permettere a loro anche di vederci da un’altra prospettiva, come a dire ‘da oggi sarà tutto nuovo e le stesse cose di sempre non saranno quelle di sempre’.

IMG_8839Quando siamo entrati dentro il paddock mi ha colpita osservare che stavi costruendo per loro un contesto, creando un posto nuovo e diverso dove stare e in cui sperimentare liberamente nuove possibilità di essere. Mi ha colpita da morire questa cosa. Questa sensazione per me è culminata nel momento bellissimo quando hai iniziato a cantare e i miei cavalli stavano insieme ma stavano anche con noi in modo diverso e mai visto prima. Erano presenti, volevano essere lì in quel momento senza forzature, liberi. Osservare che tutto questo è stato trasmesso anche a Francesco, Camilla, Flavia, Mauro, Canederli, Carola, Landina, Corlina, che ci osservavano e partecipavano con noi da fuori e dagli altri paddock, mi ha lasciata senza parole, mi ha fatto capire che come viviamo un’esperienza, nel bene e nel male, tocca profondamente gli altri umani e non umani e che in noi c’è un grande potere che non è dato dalla dominanza ma da facilitare l’apertura alla vita o la sua chiusura.

IMG_8822La tentazione di fare di tutto quello che mi hai detto quel giorno un manuale di cose da fare per obbiettivi da raggiungere c’è ma intanto ho deciso di mettere via i trofei sulla mensola e lasciarmi il pezzo di fieno che mi ricorda quando tendo a perdermi che posso salire in alto e ritrovare la mia strada e quella che porta a Minion e a Landixi.

IMG_8864Un’altra cosa che mi ha colpita è quando tu hai accolto la possibilità di essere legati, invece che dalla longhina, dal pezzo di fieno che avevo preso dalla rotoballa. Non so se l’uso di questo termine sia esatto ma sei stato possibilista, hai deciso di accettare il mio invito anche se il tuo “piano” era un altro: e da lì è nata un’altra cosa. Mi sono resa conto che diventare aperti alle possibilità con i cavalli è una ricchezza per sé e per l’altro, è come dirgli ‘ti riconosco che ci sei’ e al tempo stesso percorrere vie che da sola non avresti mai preso. Ho pensato alle tante volte che Minion e Landixi mi comunicano una nuova possibilità e io non la accolgo perché divento un po’ schiava del progetto che ho in mente.

IMG_8758Quel giorno con te mi sono resa conto che il progetto è la relazione e se è relazione l’altro lo prendi come interlocutore davvero, non fai finta, ti fai provocare da lui e anche portare in strade che non conosci forse perché hai fiducia in te e nell’altro.

IMG_8844Questa ultima cosa staccata da tutto il resto la sto scrivendo ora che la proprietaria del posto mi ha voluto parlare personalmente per rimproverarmi di nuovo della situazione fuori dai suoi schemi, che quel giorno si è venuta a creare. E’ come se a volte ci fossero dei nemici della gioia come il timore, la preoccupazione, la paura ma se la gioia nasce da un’esperienza autentica nessuno te la puo’ strappare. E’ come togliere la gioia ad un bambino, prova a togliergliela e la saprà ricostruire di nuovo nelle situazioni più impensate.

IMG_8875P.S.: Pensavo che dovessi aiutare i miei cavalli a ricostruire un buon rapporto con la capezza e con la longhina per poi rendermi conto che il problema con questi due ‘attrezzi’ ce l’avevo per prima io. Mi sono resa conto, con sorpresa, di averli vissuti male e che prima di farli diventare per loro qualcos’altro anche io li dovrò trasformare per me in qualcos’altro o magari mi farò aiutare da Minion e Landixi che li vedo molto più esperti di me nelle dinamiche di relazione.

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Un viaggio con il Cavallo Cognitivo – video